Pane, amore e... Ciociaria

La Tradizione

Il momento in cui la tradizione culinaria ciociara trova la sua massima espressione è senza alcun dubbio il pranzo domenicale, un trionfo di sapori e tradizioni. Passeggiando tra i vicoli dei borghi ciociari nei giorni di festa è ancora possibile fiutare gli odori dei piatti gustosi e genuini che le massaie si accingono a preparare.

E nelle case la tavola apparecchiata pronta, ancora una volta, ad accogliere tutta la famiglia tra piatti stracolmi e prelibatezze di ogni genere. Questo è il pranzo della domenica, molto più di un’abitudine, un’istituzione!

Nel tempo ha cambiato forma, divenendo più veloce, meno celebrativo, meno ricco e forse le tavolate negli anni sono diventate meno numerose. A mancare oggi è anche la condivisione della preparazione, che un tempo era parte essenziale di un vero e proprio rituale e che incorniciava l’evento, perché di evento si trattava.

La filosofia della cucina ciociara consiste nel "prendere il massimo dal minimo”, quasi tutti gli ingredienti provengono dal proprio orto e vengono cucinati al naturale. Piatti quindi leggeri ma ricchi di gusto e di grande eleganza aromatica.

Le diverse abitudini di vita scaturite dal mutamento della società hanno cambiato lo stile di vita e con esso anche inevitabilmente le tradizioni alimentari della nostra gente.

Così, se prima e immediatamente dopo la seconda guerra mondiale, tutta l'attività della donna ruotava intorno alla preparazione del pranzo, che veniva consumato nei campi o nelle modeste case, ma comunque puntualmente "alla mezza", oggi questo non accade quasi più. Questo compito è sempre più condiviso con il marito o con il compagno e a volte anche con i figli e ad essere mutati radicalmente sono anche gli orari dei pasti, sempre più frugali e veloci e non più consumati nell'ora canonica.

Il pranzo domenicale è da consuetudine a base di pasta fatta in casa condita con legumi o arricchita con carne macinata al sugo e con uova sode. Di rado veniva preparata la carne cui era riservato il " posto" per i pranzi della domenica o dei giorni di festa. Quasi mai il pesce, se non consideriamo il baccalà e le "sarache”, cioè le aringhe salate.

Al giorno d’oggi le tradizioni nella cucina ciociara sono essenzialmente restate le stesse, ad essere cambiato è il procedimento, spesso reso più snello ed anche la ricerca di materie prime di qualità oggi è divenuta più complessa.

Tradizionale delle feste è la stracciatella, un brodo di pollo con uovo sbattuto. Le paste, fresche, acqua e farina o con uovo, vanno ad arricchire le minestre.

I secondi variano dal bollito, alla carne al forno o alla brace, con prevalenza di maiale, ma anche pollo, agnello e cacciagione. In alcune zone della Ciociaria è tradizionale la pecora al sugo. Poco in uso il pesce, che per lo più viene cucinato fritto o in umido.

Gli ortaggi sono coltivati da piccoli produttori locali. Il broccoletto è molto apprezzato come anche le zucchine. Tipico anche se ormai in disuso l'utilizzo dei "tanni", ovvero la seconda fioritura della rapa.